Acerno: un paese da scoprire
E’ importante nella vita di tutti noi, conoscere o ancora indagare sulla storia del proprio paese, per poter comprendere meglio le motivazioni storico- politico- sociali di un processo evolutivo, che ha caratterizzato le nostre origini fino ai nostri giorni.
Acerno cela il suo passato carico di storia fra la quiete dei suoi monti e lo scorrere delle sue acque. Sull’ etimologia di Acerno, concorrono diverse interpretazioni.
Alcuni studiosi ritengono che il nome derivi da “Acero”dal latino “acer”, volto al genitivo “acernis”, per giustificare l’ abbondante presenza di aceri sul territorio.
Altri, invece, lo fanno derivare da “ager – agri”, ossia dal latino “ campo”, perchè nel paese c’ era e c’ è ancora una zona chiamata “ i campi”, dove oggi è situato il municipio.
Altri, rifacendosi all’ acqua, elemento peculiare della zona, l’ hanno denominata come “La Città Delle Cento Acque”.
Quest’ acqua venne utilizzata, nell’ 600, per mettere in moto i macchinari della ferriera e della cartiera, che erano presenti sul territorio.
Essendo stata Diocesi ancora prima del 1085, la lunga tradizione religiosa è testimoniata dalla cospicua presenza di chiese. La più suggestiva è sicuramente la cattedrale di San Donato di Arezzo.
Questa, a tre navate e di stile barocco, fu chiusa a causa del dirompente sisma del 23.11.1980.
Poi, per volere dell’ Arcivescovo Mons. Pierro, il parroco di Acerno Mons. Mario Salerno e la forte devozione degli Acernesi verso il Santo Patrono, la cattedrale è stata ricostruita.
Un’ altra meta di culto è il Santuario della Madonna delle Grazie, caratteristico per la sua posizione a picco sulla roccia e sul fiume Tusciano; la sua costruzione risale all’ 600.
Dopo l’ Unità d’ Italia, il governo piemontese non si preoccupò di realizzare uno Stato che tenesse conto delle diversissime realtà presenti in ogni regione. Il Meridione si presentò all’ appuntamento unitario in condizioni di forte arretratezza e di grande squilibrio sociale: da qui la nascita del “ brigantaggio”.
Molte furono le zone montuose, che fecero da rifugio a questi ribelli, e tra queste anche i monti di Acerno: si ricordano le vicende del famoso brigante acernese Gaetano Manzo.
La fonte primaria di Acerno è l’ agricoltura., anche se l’ indirizzo generale del territorio è silvano. Negli anni 1950 una tragica crisi toccò il settore agricolo: castagne, cereali…
Infatti nel decennio 1951 -1961 emigrarono da Acerno più di mille persone, diretti verso la
Svizzera, l’ Olanda, la Germania,,e anche nelle Americhe, soprattutto in Argentina, nella città di Tukuman.
A questo grave spopolamento sopraggiunse, fortunatamente, il turismo. Lo sviluppo turistico di Acerno si ebbe proprio in questi anni, nel dopoguerra, con la realizzazione dell’ incantevole “Castello dei Sogni”, albergo-ristorante del signor Guido D’ Elia, ormai distrutto dal terremoto del 1980. In quegli anni, Acerno godeva il momento più eminente del suo splendore, fino a quando non arrivò l’ evento più catastrofico della sua storia:quel fatidico 23.11.1980.
Il terremoto cambiò tutto. I sogni, le speranze, la voglia di vivere, il modo di vedere il domani…
Tutto era stato infranto, spezzato come “canne al vento”.
La paura, che tutto ciò che era stato potesse nuovamente ripetersi, lo sgomento, la tristezza, l’ angoscia…Erano gli unici sentimenti vivi nel cuore di questa povera gente, legata ad una vita semplice, priva di ozi , ad una quotidianità segnata dal sudore sulla fronte.
E’ stato difficile per il piccolo borgo ricominciare un nuovo cammino.
Dopo venti anni, si riscopre un paese diverso: bellezze naturali incomparabili, che altri luoghi hanno solo da invidiare, aria salubre, acque incontaminate, ruscelli serpentini.. e tanto altro da scoprire con passeggiate ed escursioni lungo i sentieri più caratteristici di questi boschi.
Acerno cela il suo passato carico di storia fra la quiete dei suoi monti e lo scorrere delle sue acque. Sull’ etimologia di Acerno, concorrono diverse interpretazioni.
Alcuni studiosi ritengono che il nome derivi da “Acero”dal latino “acer”, volto al genitivo “acernis”, per giustificare l’ abbondante presenza di aceri sul territorio.
Altri, invece, lo fanno derivare da “ager – agri”, ossia dal latino “ campo”, perchè nel paese c’ era e c’ è ancora una zona chiamata “ i campi”, dove oggi è situato il municipio.
Altri, rifacendosi all’ acqua, elemento peculiare della zona, l’ hanno denominata come “La Città Delle Cento Acque”.
Quest’ acqua venne utilizzata, nell’ 600, per mettere in moto i macchinari della ferriera e della cartiera, che erano presenti sul territorio.
Essendo stata Diocesi ancora prima del 1085, la lunga tradizione religiosa è testimoniata dalla cospicua presenza di chiese. La più suggestiva è sicuramente la cattedrale di San Donato di Arezzo.
Questa, a tre navate e di stile barocco, fu chiusa a causa del dirompente sisma del 23.11.1980.
Poi, per volere dell’ Arcivescovo Mons. Pierro, il parroco di Acerno Mons. Mario Salerno e la forte devozione degli Acernesi verso il Santo Patrono, la cattedrale è stata ricostruita.
Un’ altra meta di culto è il Santuario della Madonna delle Grazie, caratteristico per la sua posizione a picco sulla roccia e sul fiume Tusciano; la sua costruzione risale all’ 600.
Dopo l’ Unità d’ Italia, il governo piemontese non si preoccupò di realizzare uno Stato che tenesse conto delle diversissime realtà presenti in ogni regione. Il Meridione si presentò all’ appuntamento unitario in condizioni di forte arretratezza e di grande squilibrio sociale: da qui la nascita del “ brigantaggio”.
Molte furono le zone montuose, che fecero da rifugio a questi ribelli, e tra queste anche i monti di Acerno: si ricordano le vicende del famoso brigante acernese Gaetano Manzo.
La fonte primaria di Acerno è l’ agricoltura., anche se l’ indirizzo generale del territorio è silvano. Negli anni 1950 una tragica crisi toccò il settore agricolo: castagne, cereali…
Infatti nel decennio 1951 -1961 emigrarono da Acerno più di mille persone, diretti verso la
Svizzera, l’ Olanda, la Germania,,e anche nelle Americhe, soprattutto in Argentina, nella città di Tukuman.
A questo grave spopolamento sopraggiunse, fortunatamente, il turismo. Lo sviluppo turistico di Acerno si ebbe proprio in questi anni, nel dopoguerra, con la realizzazione dell’ incantevole “Castello dei Sogni”, albergo-ristorante del signor Guido D’ Elia, ormai distrutto dal terremoto del 1980. In quegli anni, Acerno godeva il momento più eminente del suo splendore, fino a quando non arrivò l’ evento più catastrofico della sua storia:quel fatidico 23.11.1980.
Il terremoto cambiò tutto. I sogni, le speranze, la voglia di vivere, il modo di vedere il domani…
Tutto era stato infranto, spezzato come “canne al vento”.
La paura, che tutto ciò che era stato potesse nuovamente ripetersi, lo sgomento, la tristezza, l’ angoscia…Erano gli unici sentimenti vivi nel cuore di questa povera gente, legata ad una vita semplice, priva di ozi , ad una quotidianità segnata dal sudore sulla fronte.
E’ stato difficile per il piccolo borgo ricominciare un nuovo cammino.
Dopo venti anni, si riscopre un paese diverso: bellezze naturali incomparabili, che altri luoghi hanno solo da invidiare, aria salubre, acque incontaminate, ruscelli serpentini.. e tanto altro da scoprire con passeggiate ed escursioni lungo i sentieri più caratteristici di questi boschi.
Anna Linguiti